La Braverja

La Braverja Bistrot/Ristorante, Urbania [PU], 2020 Nel manoscritto del ‘800 “La Passeggiata”, G.Raffaelli racconta che “i Durantini vi si addestravano alla guerra ed alle militari evoluzioni” in quel breve tronco di vicolo che una volta si chiamava Braveria, nel centro storico dell’antica Casteldurante. Raccontava anche che durante le estati lo stesso vicolo fosse definito “il…

La Braverja

Bistrot/Ristorante, Urbania [PU], 2020

Nel manoscritto del ‘800 “La Passeggiata”, G.Raffaelli racconta che “i Durantini vi si addestravano alla guerra ed alle militari evoluzioni” in quel breve tronco di vicolo che una volta si chiamava Braveria, nel centro storico dell’antica Casteldurante. Raccontava anche che durante le estati lo stesso vicolo fosse definito “il passaggio del Duca” da Montefeltro, dove, al civico n. 9 e al n.13, prendevano spazio, individuati da tre grandi archi di pietra, i suoi spadari, simboli poi diventati stemma de “La Braverja”, primo locale storico del centro della cittadina di Urbania.

Spadari oggi finalmente riuniti simbolicamente dall’attività di ristorazione che da questa storia prende forma: “La Braverja”, un piccolo bistrot che ha la pretesa di essere un frammento di città nella città. Un progetto architettonico che unisce la cultura, l’arte e l’artigianato ricucendo il filo conduttore della storia del nostro paese e del nostro paesaggio.

Toni di verde su verde e vinaccia su vinaccia, colori elementari del nostro territorio, si scontrano per rincontrarsi in dettagli d’autore: poeta, artista, artigiano, architetto o creativo che meriti. Un connubio di forme pure, cromie e sfumature, finiture ricercate, materiali antichi e pregiati, ma soprattutto materiali poveri. Un’opera d’architettura totale con l’intento di far rivivere la storia di Urbania in modo unico, innovativo, curioso e a tratti anche divertente.

Un progetto di ristrutturazione che ha come obiettivo quello di far esperire lo spazio come scomposizione dell’opera la cui ricomposizione è data al fruitore come occasione di partecipazione attiva e dinamica. Un quadro scomposto, un’esplosione di creatività dal tocco vintage e cura per il dettaglio.

Un’ opera nell’opera in cui la pianta della città viene prima inscritta in un esagono, poi sintetizzata e trasformata in scultura di metallo, infine esplosa in sequenza ritmica di esagoni di rame ed ottone intervallati da un corteo di quadri quadrati minimali, come fosse un brano musicale a due mani. La città si plasma poi nel menu’ trasformandosi in esagono di carta graficizzata, una cartolina in cui gli scorci del paese diventano protagonisti schizzati.

Design grafico che via via trova approdo sull’uso del lettering della carta dei vini, sfogo di puro divertimento, e sulla base dei tavoli oro rosa. Un bistrot interattivo in cui la caduta di un tovagliolo si tramuta in scoperta, un’esplorazione di brandelli di poesie, dedicate al nostro territorio o ad Urbania, scritte da maestri poeti come il Volponi, il Tasso o S.Rigucci.

Un gesto che inizia e termina sul “piatto di ceramica”, esclusivamente gourmet come le pietanze servite, protagonista indiscusso dell’ Antica Casteldurante. La ceramica dei porta pane, di diverse tipologia di maiolica dipinta realizzata da mastri pittori, viene rivisitata in chiave contemporanea trovando il suo apice nelle insalatiere reinterpretate a lampadario. Pezzi unici di ceramica che come galleggianti emergono bianchi tra le foglie e i rami vivi di un verde sospeso.

Un luogo di ritrovo che trova inizio e fine nella vetrata di ingresso scavata e risaltata da una facciata urban effect dai toni ottonati. Un prolungamento della boiserie interna, effetto seta, che prende scena all’esterno come fosse fondale di un piccolo salotto letterario. Una vetrina pensata come un piccolo teatrino interattivo ed intermittente in cui il vetro si fa tela trasparente e dinamica pronta ad accogliere la creatività degli artisti, di cui la città ne è piena. Così, accompagnati dai due esagoni maestri che alla parete creano in negativo la B del logo, volti dipinti tono su tono oggi animano il vicolo Betto de’ Medici e, tra un bicchiere, uno piatto gourmet e due risate “in sicurezza”, l’opera è conclusa.

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