BUCA 10

BUCA10 Enoteca\Winebar, Firenze, 2017 [ Premio Architettura Toscana 2019 – Opera menzionata ] In collaborazione con Arch. Claudia Cavallo   Il progetto Buca10, operazione di ridisegno degli spazi interni di un locale situato in Via Fiesolana da adibire ad enoteca wine-bar, affronta con un approccio site-specific il tema del convivium, la ritualità del bere vino in compagnia condividendo…

BUCA10

Enoteca\Winebar, Firenze, 2017

[ Premio Architettura Toscana 2019 – Opera menzionata ]

In collaborazione con Arch. Claudia Cavallo

 

Il progetto Buca10, operazione di ridisegno degli spazi interni di un locale situato in Via Fiesolana da adibire ad enoteca wine-bar, affronta con un approccio site-specific il tema del convivium, la ritualità del bere vino in compagnia condividendo un momento e un luogo. La lettura della volumetria del locale ha infatti plasmato la sintassi compositiva dei vari spazi, offrendo l’occasione di declinare un linguaggio unitario, fatto di materia e colore, in risposte progettuali molteplici.
Sono stati individuati quattro spazi principali, due di permanenza e due di passaggio: L’ingresso o sala-bar, la sala concerti, la galleria, la sala degustazioni.

L’articolazione della planimetria offre un affaccio diretto sulla via dalla sala concerti che ne diviene naturale prolungamento. La conformazione di questo spazio, stretto e lungo, teso fra l’affaccio e il palco in posizione antitetica, ricorda l’interno di un tram lisboneta. La scelta di allestimento asseconda questa sensazione: l’arredo si dispone sui lati lunghi marcando una scansione metrica distesa che misura e scandisce lo spazio senza precluderlo alla vista.
Due lunghe panche lignee accentuano la prospettiva ed esplicitano il tema del convivio: invitano a sedersi l’uno accanto all’altro, a socializzare e condividere. Accolgono inoltre nell’intradosso delle sedute modulari estraibili che ampliano all’occorrenza i posti disponibili e permettono all’ospite di dialogare con l’architettura.

I tavoli in ferro si fanno contrappunto materico, funzionale e compositivo alle panche, andando a disegnare una suddivisione metrica verticale. La volontà di ridurre al minimo e sintetizzare la gestualità del convivio ha determinato l’adozione dell’archetipo dello stelo: un elemento longilineo che nasce dal pavimento e si ramifica in tre piatti saldati in opera, ognuno con una specifica funzione. Il primo ha il diametro maggiore ed è caratterizzato da piccoli incavi perimetrali che accolgono il collo del calice lasciando libero il centro. Il secondo, di diametro ridotto, è pensato per i cibi che accompagnano la degustazione. L’ultimo offre un appoggio per il bicchiere a chi sosta in piedi, ad esempio, durante un concerto.

I corpi illuminanti si abbinano alla ruvida matericità dei tavoli e, appesi a profili tubolari aggettanti, se ne fanno ideale prosecuzione. Il disegno dei paralumi esibisce il bulbo verso il centro della sala e scherma da un eccessiva illuminazione le sedute. Il trattamento pittorico delle pareti richiama le geometriche pitture parietali fiorentine e asseconda l’orizzontalità della sala concentrando il peso nella parte inferiore.

Il tessuto connettivo presenta una dilatazione all’ingresso del locale e uno stretto e lungo corridoio che conduce a una sala appartata incuneata nel lato opposto del lotto. A uniformare questi due spazi, differenti morfologicamente ma analoghi nell’essere luogo di transito, è un pentagramma di profili tubolari che disegna una sovrastruttura, ricrea virtualmente un volume nel volume, misura con la cadenza delle sue campate lo spazio e assolve alle funzioni specifiche di volta in volta richieste. Il medesimo profilo diventa mensola che sostiene i corpi illuminanti, espositore per pregiate etichette, supporto per l’installazione di opere d’arte.

Il dialogo fra colore e materia accompagna verso la conclusione della promenade: la sala delle degustazioni.Contrariamente allo sviluppo longitudinale degli altri spazi, questa sala presenta una estensione planimetrica ridotta e una volumetria approssimativamente cubica con altezza massima di 5 m. L’intento progettuale è stato quello di valorizzare la sua eccezionalità intrinseca trasformandola in luogo suggestivo, onirico, andando a compensare la sua posizione remota con la vividezza della sua atmosfera.

L’arredo trascende la mera utilitas per farsi mezzo espressivo, gesto plastico: quattro tavoli quadrati di lato 45cm fluttuano come senza peso nella sala. Questi costituiscono la ramificazione ultima di un sistema reticolare appeso a due longarine inserite nella muratura portante. L’innesto è struttura di appoggio anche per il sistema di illuminazione e si presta all’installazione di allestimenti temporanei. Gli stessi tavolini diventano a loro volta supporto per dei pianali removibili in legno che aumentano la flessibilità dell’ambiente e danno la possibilità di configurazioni molteplici in base alle necessità.

Il trattamento pittorico delle pareti si frammenta ulteriormente andando ad accentuare il senso di sospensione metafisica.
Il rituale della degustazione incontra uno scenario che ne accentua la sacralità, arricchendo le percezioni gustative e olfattive dei distillati con sensazioni uditive, visive e tattili, alla ricerca di una seducente sinestesia.